La lettura di quanto dichiarato dal sindaco e delle dichiarazioni della maggioranza in consiglio comunale lasciano perplessi per diversi motivi:
Il "complotto": quanto detto dal sindaco (la sorpresa di trovarsi i giornalisti, una semplice chiacchierata che diventa un evento mediatico) pare smentito dai fatti. Già il 3 settembre la Prealpina annunciava quanto sarebbe successo il giorno successivo. Già a quel punto il sindaco avrebbe potuto alzare il telefono e annullare l'incontro che già si era trasformato, secondo le sue dichiarazioni, in una cosa diversa da quella voluta. Perché poi il sindaco non ha chiesto ai giornali una rettifica? Alla domanda se ci fosse stata una denuncia nei confronti dei giornalisti, il sindaco si è rifiutato di rispondere, evitando così che le sue affermazioni fossero verbalizzate. Perché poi il sindaco dice di avere convocato i giornalisti per una chiacchierata su un fatto di cronaca avvisando prima il sig. Mirko Rosa (ed il suo avvocato, da sempre strenuo difensore del sindaco su Facebook) dell'incontro?
La gestione del sindaco: se anche considerassimo reale la tesi del complotto, ha ragione Mocchetti quando si chiede come avrebbe gestito il primo cittadino una situazione più complicata, visto che, da quanto riportato dallo stesso sindaco, non è riuscito a gestire una situazione che sembrava tutto sommato semplice.
Le reazioni: il silenzio dei consiglieri comunali del PdL, e degli assessori Carlo Colombo e De Servi, seguito poi dall'astensione nella votazione, indica a nostro parere un dissenso imbarazzato. Dissenso più esplicito invece nelle parole e nel comportamento di Longo, che prima ricorda al sindaco che lo stesso rappresenta sempre i cittadini (e a maggior ragione nella sala del Consiglio Comunale) e poi non partecipa al voto, lasciando l'aula. Il consigliere Casati prima su Facebook "condanna" il sindaco, poi in consiglio si astiene dicendo “Non ero presente, non posso dare un giudizio”.
La Lega: anche questa volta rinuncia ad esprime un parere chiaro su quanto successo. Si trincera dietro al concetto “la mozione è un fatto politico”. Ma da quando qualsiasi cosa detta in Consiglio Comunale non è un atto politico?
Una condanna nei fatti: una censura che anche nelle parole del sindaco è parsa come una auto-censura: un'astensione collettiva della maggioranza che equivale ad un silenzio imbarazzato e ad un dissenso de-factu. La discussione andata in scena l'altro giorno ha mostrato un sindaco debole, tollerato e neanche difeso dai suoi consiglieri, che nel frattempo guardano alla nuova corsa elettorale che rischiano di affrontare con un candidato dell'ultimo minuto, pescato per sostituire chi si è reso, con i fatti e con le parole, ormai impresentabile.


