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venerdì 23 maggio 2014

Perchè votare Vivere Rescaldina





Domenica sarà importante andare a votare e decidere di votare Vivere Rescaldina.


Perché proprio Vivere Rescaldina?

Perché riteniamo incarni l'unica vera possibilità di dare un volto nuovo al nostro paese e alla nostra comunità.
Una impresa che di certo non può riuscire a Casati e Magistrali che hanno retto in perfetto accordo il paese negli ultimi 5 anni.
Un’impresa che non potrà riuscire al "Movimento 5 stelle" e a "Noi X" che, a causa del loro isolamento, hanno dimostrato di credere ancora una volta alla vecchia politica; quella, per intenderci, dell'ago della bilancia e del voler essere determinanti a tutti i costi (“dimenticandosi” colpevolmente che nell’elezione diretta del sindaco intestardirsi nel voler essere “l'ago della bilancia” non serve a niente).
Sarà allora importante riflettere bene prima del voto e non rischiare, disperdendo i voti, di lasciare Rescaldina nelle mani di Casati & Co. ancora per cinque anni.

Abbiamo visto in questi mesi, da parte di Cattaneo e di Vivere Rescaldina, una bella campagna elettorale, fatta soprattutto di partecipazione e trasparenza. Sappiamo che questi saranno anche i valori che guideranno la sua squadra nell'amministrare "una Rescaldina dove è bello vivere"

Il cambiamento, quello vero, passa da VIVERE RESCALDINA.

giovedì 21 febbraio 2013

Insomma... uno di noi!


Mi piace raccontarvi una piacevole esperienza che ho vissuto martedì 19 febbraio.

Sono stata invitata a partecipare , presso il Museo del Tessile di Busto Arsizio, al pranzo popolare con Pierluigi Bersani, ed incuriosita dell’evento ho accettato .
Quello che mi è parso veramente significativo è stata la scelta dell’aggettivo popolare, in questa occasione oltre ad avere ascoltato un discorso serio e ricco di contenuti, ho potuto constatare la semplicità e la disponibilità di Bersani.
Il leader del PD alla fine del comizio si è intrattenuto tra il pubblico numeroso, tra cui molti giovani, e ha pranzato tra noi,gente comune , venuti ad ascoltarlo.
Lontano dai riflettori dai dibattiti televisivi urlanti e dalle interviste faziose, Bersani mi ha dato l’immagine di un uomo politico serio, consapevole del suo difficile ruolo, ma soprattutto di un uomo popolare, insomma uno di noi.

Maria Carla Vignati
insegnante

mercoledì 13 febbraio 2013

Il mio voto è per il Partito Democratico

- Sono contenta di militare in un partito ed ancora di più nel Partito Democratico, pur sapendo che, come ogni altro organismo, manifesta lacune, incongruenze... per me l'esistenza dei partiti dimostra la presenza di democrazia e, in particolare, il PD deve rappresentare una democrazia partecipata.
- Sono contenta di vedere un simbolo di partito senza il nome di un singolo perchè un'ideologia penso non si debba identificare con un personaggio, anche se questo è il leader che ha avviato il movimento.
- Sono contenta di sentire la parola "collettivo" e che "...anche se la vittoria dovesse essere del 51% bisogna governare come se fosse del 49%..."
- Sono contenta perché il PD ha capito che la dimensione individuale deve mediarsi ed integrarsi con quella del gruppo di appartenenza e con la dimensione istituzionale del complesso sistema parlamentare. Un collettivo di persone non deve essere vissuto come la sommatoria del lavoro dei singoli. Non deve esserci un "lavoro in gruppo" ma un "lavoro di gruppo" perché nel lavoro in gruppo c'è la cultura di coppia: io e l'altro, io e gli altri, io e l'organizzazione, io e il mio compito... Nel lavoro di gruppo invece c'è la cultura di gruppo dove prevale il  "noi" e dove l'Io è al servizio del "noi". Non ci deve essere una situazione degli uni accanto agli altri ma gli uni insieme e per gli altri. Solo così la società può diventare il luogo per dare a tutti un senso.
- Sono contenta di credere che "chi ha di più, dia di più" (in progressione...) Nella storica distinzione tra ricchi e poveri, cambia il criterio di separazione cioè di quanto denaro bisogna possedere per entrare in una categoria o nell'altra, oggi la nuova povertà si misura non solo con il non soddisfacimento dei bisogni primari ma anche con la mancanza di beni di consumo psicologicamente importanti perchè esigenze sociali. Detto questo vorrei specificare che "dare di più, chi ha di più..." vuol dire mettere le proiprie competenze specifiche a disposizione, vuol dire impegno sociale, vuol dire creare e organizzare lavoro seguendo correttamente le regole di mercato, di salario, di sicurezza, di fisco..., vuol dire respingere corruzione, elusione, evasione; vuol dire inserire dentro la povertà intesa come mancanza di denaro, altre forme di ricchezza (cultura e impegno sociale) perchè ci deve essere un bilancio positivo tra gratificazione e frustrazione, tra speranze e delusione. 

Tante altre cose potrei aggiungere per spiegare la mia fede politica, ma mi domando se interessano, quindi finisco dicendo che sono contenta di emozionarmi mentre scrivo questi miei pensieri, poi, posso essere giudicata del 1921, una comunista, una cretina ed una illusa, ma io credo che il PD possa tradurre in pratica ciò che credo, sempre con l'aiuto e la collaborazione di tutti, anche la mia e anche la tua. 

Ketty Marabini